Questo articolo inaugura una nuova rubrica: “percorsi sulla via del Disegno Brutto” ovvero una serie di resoconti e racconti sull’utilizzo del libro “La via del Disegno Brutto”.

Chiunque voglia partecipare può scrivere il suo resoconto, corredato di foto, all’indirizzo email lavia@disegnobrutto.it

Maria insegna al Conservatorio: ha raccontato come sta utilizzando il libro “La via del Disegno Brutto” e di come il lavoro con il Disegno Brutto sia stato da stimolo e supporto per un percorso di studio e formazione che stava attraversando all’interno della sua professione di educatrice.

Non riuscendo per ora a organizzarmi per frequentare un corso dal vivo ho espresso il desiderio di avere il libro, che mi è stato prontamente regalato! 

Non l’ho ancora finito, lo sto utilizzando con moooolta calma.
Mi sto divertendo moltissimo e il libro è molto bello, da molti punti di vista: grafico per esempio 🙂
Ci ho ritrovato le forme di gioco sistematizzate da Piaget (1): il gioco senso motorio, il puro piacere del movimento che dà un effetto sonoro e visivo. Oltre che tattile-propriocettivo, ovviamente. Un piacere sincretico, infantile.”
Scopriamo adesso quale sia stata la parte del libro in cui Maria si è più divertita e iniziamo a vedere i disegni di alcuni esercizi.
 
“Una parte di me, come direbbe Rodari, ha mantenuto “l’orecchio verde” e quindi nel tornare bambina mi ci ritrovo, eccome!
Mi è piaciuto molto disegnare i sassi sulla strada, riempendo il foglio, in quella ripetizione (reazione circolare?) che sembra uguale ma è sempre diversa, dà vita a piccole variazioni nel gesto e nel tipo di sassolino che si ottiene.”
L’esercizio descritto qui sopra è quello che nel corso di DIsegno Brutto è chiamato l’esercizio del Selciato e nel libro si trova a pagina 54 nella sezione riguardante i processi generativi. Ho sempre trovato che questa parte di esercizi fosse quella forse più vicina al mondo della musica, analoga ad alcuni processi generativi e aleatori usati soprattutto nella musica Contemporanea.
“Il gioco simbolico, qui affrontato in modo molto particolare: non solo l’invenzione dei simboli o l’attribuzione dei significati, ma la ricerca di simboli primigeni, arcaici…
Come se in ognuno di noi ci fosse la nostra filogenesi, e/o la storia della nostra cultura, come sosteneva Vigotskij (2).
Davvero interessante e stimolante.
Ho apprezzato la ricerca di regole che possano guidare la mano. Mi è piaciuto molto descrivere, verbalizzando, il cervo e vedere come il cogliere l’essenza migliorasse automaticamente il risultato, pur nei limiti della verosimiglianza che le mie possibilità (di disegnatrice ndr.) non hanno. 
AL termine del suo resoconto, Mariaci dice quale sia stata la cosa più difficile da affrontare, quella che le ha dato maggiori problemi. E non sono problemi di disegno che, evidentemente, è riuscita a superare: è l’attaccamento al proprio lavoro, la voglia di riconoscere il disegno come segno di una fatica compiuta a bloccarci quando dovremmo passare oltre. Ci soffermiamo sul risultato, mentre dovremmo agire in modo fluido e continuo, senza interrogarci troppo su ciò che abbiamo fatto (e quindi, inevitabilmente, dare un giudizio).
“La cosa più difficile? Be’ qui viene fuori l’adulto: distruggere. Da bambina non ci avrei pensato un attimo, ma qui l’ho presa sul serio: «ma come, con tutta la fatica che sto facendo; mi sto impegnando così seriamente e tutto sommato sono pure soddisfatta dei risultati, quindi non ci penso neanche…«
Ne ho distrutto soli un paio, per stare al gioco, quelli che mi piacevano meno…  Ecco su questo ci devo lavorare ancora. Togliere il giudizio credo sia la lezione, per me, più bella.
Di seguito ci sono altri disegni inviati da Maria come testimonianza del lavoro fatto.

Conclusioni

 

Una delle cose che più mi colpisce del disegno come strumento di conoscenza e di ricerca, è di come possa essere trasversale il suo utilizzo. In questo caso, ad esempio, la testimonianza arriva da una persona impegnata sì nella formazione ma di tipo musicale, quindi qualcosa che viene percepito come molto distante dal mondo del disegno, se non per una presunta artisticità di entrambe le pratiche.

È evidente invece come molti dei processi cognitivi che si affrontano nel libro siano esperienza comune di ogni essere umano. E di come il disegno, per analogia con altre esperienze che abbiamo affrontato, possa ricreare un sacco di situazioni e dinamiche che possiamo incontrare negli ambiti più disparati.

Questa universalità del disegno, unita alla sua facilità d’uso, è probabilmente la chiave per cui Maria è riuscita ad utilizzare la pratica del libro come supporto ad un percorso formativo complesso che stava affrontando. 

Note

1 Jean Piaget è stato un filosofo e psicologo svizzero che ha teorizzato una delle più importanti e dibattute teorie sullo sviluppo cognitivo dei bambini. 

2 Lev Semënovič Vygotskij è stato un importante psicologo russo, studioso che ha formulato una teoria molto apprezzata sullo sviluppo cognitivo e che ha dato un apporto notevole allo studio del processo creativo.