Non è forse il nulla una forma di perfezione?
Thomas Mann

 

Materia oscura
Materia presente nell’Universo che non emette radiazione elettromagnetica […]. La sua esistenza nelle galassie e negli ammassi di galassie è ipotizzata […];
la sua presenza è dedotta […]
l’Universo è costituito per il 23% da materia oscura, soltanto per il 5% ca. da materia visibile e per il rimanente 72% dalla cosiddetta energia oscura, una forma energetica sconosciuta […]
Enciclopedia Treccani


 

In un week-end di fine settembre, come succede da un paio di anni, il progetto Disegno Brutto ha partecipato allo Scarabocchi Festival di Novara. I tre giorni di festival, grazie alla direzione artistica e culturale della rivista Doppiozero e del Circolo dei Lettori di Torino, stanno diventando un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia scoprire quei lati nascosti del disegnare troppo poco sono conosciuti e dibattuti.
Il mondo dello scarabocchio non appartiene soltanto all’infanzia, ma al genere umano tutto, di tutte le razze, età, religioni, genere e condizione sociale: il disegno è, insieme al linguaggio, una delle attività che rendono l’essere umano esempio unico nel mondo animale. Per quanto i maiali grugniscano e le balene cantino trasmettendosi una forma di comunicazione – forse basilare, forse complessa, non riusciamo ad immaginarlo ne mai riusciremo a saperlo – è indubbio che l’espressione consapevole attraverso dei segni incisi o scritti sia una prerogativa unica di noi umani. Le tracce che lo Scarabeo Stercorario (insettino sacro agli Antichi Egizi e schifato dai Moderni Occidentali, tanto per dire) lascia sulla sabbia mentre spinge la sua palla maleodorante, come un infaticabile Sisifo, su e giù per dune e terreni, sono assolutamente inconsapevoli: lo scarabeo non sa che il suo percorso traccia un disegno, che il suo muoversi lascia una traccia che, per quanto delebile e temporanea, è ben visibile e descrittiva di qualcosa che è la sua fatica, il suo viaggio, il suo lavoro quotidiano.

Dato che il festival si concentra sullo scarabocchio e quindi su un tipo di segno consapevole ma non intenzionale, o meglio, senza senso, progetto, finalità se non quella del fare, ho pensato che fosse il luogo giusto dove presentare un workshop dal titolo “Disegnare il Niente”.
Per chi già conosce il DIsegno Brutto, le cinque ore del laboratorio sviluppavano, come in una sorta di espansione, le prime due ore del corso, quelle in cui si insegue il Niente, lavorando con punti e linee, disegni automatici e scarabocchi; avevo aggiunto esercizi sui pattern, utilizzando i più semplici fatti di linee incrociate e altri con segni e grafismi che avessero il solo scopo del riempire uno spazio, e quindi riempire il tempo, colmare il silenzio, agire il vuoto e per la sua insensatezza, qualcosa di simile al muovere l’aria più che ondulare l’acqua, come faremmo con la mano immersa nella vasca da bagno; il disegnare senza senso provoca un piacere fisico legato al gesto e all’espressione e, quasi del tutto, svincolato dal piacere intellettuale di vedere un’intenzione fissata, un compito eseguito, un’idea sviluppata o un’opera compiuta.
Ho aggiunto anche qualche esercizio dissacrante in cui disegnare sui giornali quotidiani, grande simboli dell’effimero in quanto prodotti realizzati con un grande sforzo, eppure destinati a durare un solo giorno (potremmo considerare il quotidiano un oggetto decisamente contro Natura, come se un elefante fosse fatto per vivere soltanto un giorno).

Con mia grande soddisfazione, grazie alla partecipazione attiva e divertita del gruppo, ho capito che potevamo mettere in atto un esperimento che avevo in mente da un po’, ovvero una Sinfonia degli Scarabocchi.
Mi ero accorto, corso dopo corso, che, soprattutto nella fase iniziale dei disegni astratti e automatici, il tracciare le linee sui fogli aveva un suono. Questo suono si differenzia, ad esempio, a seconda del tipo di disegno o di quante volte la penna si stacca dal foglio e può variare in base allo strumento e alla superficie usate.
Mi ero accorto che ogni disegno aveva un ritmo sonoro percepibile e che ogni mano aveva evidentemente un suo suono o, meglio, un suo timbro.
Prendendo a prestito una certa idea di educazione musicale per l’infanzia, le elucubrazioni di Kandinslij e Klee sul rapporto tra pittura e musica e, forse, uno spirito avanguardistico, abbiamo tentato la sinfonia, dandoci dei ruoli stabiliti e provando soltanto un paio di volte.
Quella che ascolterete e vedrete è la seconda prova; per ottenere una armonia si dovrebbe lavorare di più ed esercitarsi, pianificare, ma non avevamo tempo né risorse per farlo, per cui ero interessato a capire come, una volta dato vita all’organismo sinfonico, attribuendo semplici compiti alle sue varie parti, le persone coinvolte sarebbero riuscite a proporre migliorie e variazioni e, durante l’esecuzione, ascoltando gli altri, entrare nell’armonia complessiva che si stava generando.
Come sentirete, il risultato, per quanto sbilenco, lascia percepire questa capacità di auto organizzazione: vedrete come alcuni cerchino di accordarsi al ritmo del vicino, come altri cerchino delle variazioni, ma come tutti, o quasi, cerchino di accordarsi al ritmo della sgangherata sinfonia.

 

In definitiva è un esempio di come un certo tipo di disegno possa essere metafora, prova e simbolo di processi naturali in cui siamo immersi ogni giorno. Potremmo dire, in questo caso, che i disegnatori sono andati alla ricerca del respiro del mondo, esplorando i suoni per amplificarne la voce flebile.
Quanto dovete amplificare un respiro per poterlo sentire sopra al rumore di tutto ciò che ci circonda?
Il disegno è stato l’amplificatore e noi, per un solo minuto, abbiamo provato a riconoscere quel respiro.
Non c’è che dire, il Niente è stato davvero un grande risultato!


Ringrazio l’orchestra improvvisata di disegnatori: Alba e Massimo alle linee brevi, Enrica e Antonella ai punti, Patrizia, Anna Maria e Beppe ai ghirigori con linea continua, Erica e Arianna agli scarabocchi su quotidiano, Giovanna agli svolazzi e agli strappi.
Pierre Boulez certo avrebbe fatto meglio di me come direttore, ma sarebbe orgoglioso di noi!

Le foto dello Scarabocchi Festival utilizzate nell’articolo sono di proprietà del Circolo dei Lettori di Torino.


Qui trovate il testo introduttivo al corso, che è stato distribuito ad ogni partecipante di cui ho letto il finale per accompagnarli verso l’inizio del Niente

NIENTE
Del niente non te ne accorgi,
se non quando fai l’insensato, quando contraddici la logica,
quando sei irrazionale, quando perdi per perdere.
Ti accorgi del niente quando qualcosa manca,
il vuoto è per te assenza, il bianco è un deserto da colorare, una misera penuria di idee, una luce troppo forte da velare, un grande spazio da confinare. Quando tracci segni sul foglio bianco affermi che il segno sia vita,
che l’azione prevalga sulla stasi e quindi la vita sulla morte.
In Giappone il colore bianco è il colore del lutto: là il niente è bianco, qua è nero, là acceso, qua spento.

Lascia che al nero del segno segua il bianco del niente,
che al tracciare segua una pausa.
E poi lascia che l’incompiuto non si compia, che la creazione non si crei. Lascia un foglio bianco e amalo per ciò che potrebbe essere, mettilo in una cornice e ammiralo dal divano;
immagina ciò che potrebbe apparire su quel foglio se fosse disegnato.
Ma non disegnarlo!
Il fatto che il disegno non sia visibile è solo un problema di vista.
Impara a disegnare dentro di te oltre che fuori.
Ciò che non si rivela non necessariamente non esiste, ma si cela con pudore. Chi conosce ciò che sta nell’ombra, se non è capace di illuminarla?

Non fare niente è la cosa più difficile:
ci fa prendere brutti voti a scuola, ci fa perdere il lavoro,
ci getta in povertà e in disgrazia, ci fa perdere i treni e i baci della sposa.
Fare niente è invece davvero facile.
È silenzio che suona nella mente, nebbia che nasce dal respiro.
Qui (proprio qui, in questa stanza, oggi) puoi essere te stesso, ovvero nessuno.
Qui puoi raggiungere l’acme della tua inutilità,
essere la prova provata della tua beata insensatezza,
qui toccherai il punto più basso del tuo genio, il punto zero della tua creatività.
Qui sarai il ragno che, inutilmente, tesse la sua tela contro il vento.

Spero che Niente ti piacerà.