Da quando ho iniziato il progetto Disegno Brutto, mi capita di avere a che fare con il mondo aziendale, che è incuriosito dai miei corsi.

Mi capita di entrare nelle aziende per far disegnare, ma il più delle volte sono le persone che lavorano nelle aziende a muoversi e a iscriversi ai miei corsi, cercando di capire quali benefici il disegno possa portare loro.

In questi anni ho capito che ci sono due aspetti che rendono difficile portare il disegno nelle aziende.

Il primo riguarda l’accettare un’attività considerata prettamente artistica o infantile; per combattere queste convinzioni bisogna armarsi di intraprendenza, studiare il linguaggio visivo già usato in azienda e saper introdurre il disegno nei processi organizzativi, inserirlo nello sviluppo di idee o per migliorare le riunioni e così via. Aiutandosi inoltre con l’evidenza degli studi scientifici e con il racconto delle esperienze formative fatte, si può – eventualmente – superare questo scoglio.

È il secondo aspetto quello più ostico e riguarda molte delle formazioni innovative che si fanno in ambito aziendale: per riprendere a disegnare ci vuole coraggio. Il “problema” del disegno è che si è sempre soli a disegnare, anche quando si è in gruppo e i nostri fogli disegnati sono qualcosa che può essere visto e giudicato. È molto più difficile che cantare in coro, giocare una partita di rugby, costruire con i mattoncini di Lego, perché il disegno ti mette a nudo e scopre le tue, presunte, debolezze.

Ci si sente come se qualcuno avesse scoperto un nostro difetto fisico: siamo spaventati e ci vergogniamo.

No alt text provided for this image

 

Riflettere su questo tipo di sensazione provocata dal disegno, mi ha fatto capire che la cosa più importante di un workshop è creare un ambiente comodo, dove si possa sbagliare senza problemi, dove ci si possa mettere a nudo senza essere giudicati. Bisogna saper creare un’atmosfera giocosa, ma non canzonatoria, perché chi prende coraggio e si mostra, va sostenuto.

In ambienti di lavoro competitivi, camerateschi, orientati ad un risultato immediato di ogni azione, e quindi di ogni attività formativa!, è molto difficile far disegnare. Credo, anzi, che non sia nemmeno utile farlo, perché non viene riconosciuta autorevolezza al tipo di approccio obliquo e metamorfico di cui il disegno è ambasciatore e mezzo.

No alt text provided for this image

 

Quali sono quindi le aziende e le organizzazioni che possono sperimentare il potere del disegno?

Tutte quelle che credono nel benessere dell’individuo, perché se stiamo bene quando lavoriamo, lavoreremo meglio, nella sua crescita e non solo nella crescita del fatturato; tutte quelle che credono nell’innovazione come fattore migliorativo delle nostre vite e non soltanto come migliorativo di processi di produzione, macchinari, etc.

Innovare significa alterare l’ordine costituito delle cose: disegnare come si fa con il Disegno Brutto è innovativo perché prima crea caos e poi riordina le cose in modo diverso, alterando la percezione che abbiamo di esse.

 

No alt text provided for this image